LIBERA IL LAVORO CON 2 Sì

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La battaglia referendaria intrapresa dalla Cgil nasce a sostegno della Carta dei Diritti Universali del Lavoro, la proposta di legge di iniziativa popolare presentata dal sindacato. I quesiti referendari sono due.

PRIMO QUESITO (ABROGAZIONE DEI VOUCHER)

Il primo quesito referendario ha come obiettivo l’abrogazione dei “voucher”, i buoni lavoro introdotti come strumenti di pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio e occasionale nel 2003. L’attuazione della norma avviene, precisandone limiti e modalità di utilizzo, nel 2008.

Con la Riforma “Fornero” e il successivo Jobs Act, si assiste alla liberalizzazione dell’utilizzo dei voucher in termini di settori com l’innalzamento dei limiti massimi di importo annuo che vengono portati da 5.000 a 7.000 euro annui eliminando anche la dicitura “di natura meramente occasionale” che era l’essenza dell’utilizzo del vaucher.

Oggi viene usato nei settori del commercio, dell’agricoltura e dell’intrattenimento (ristoranti, bar, discoteche, sale cinema e simili) e, con l’entrata in vigore del DL 81/2015, il Jobs Act, l’utilizzo è stato esteso a industria e artigianato. Nessun settore produttivo ne è più escluso e i voucher sono diventati lo strumento per considerare come accessorie od occasionali attività che accessorie od occasionali non sono.

I voucher sono ormai di fatto uno strumento malato che induce alla precarizzazione del lavoro: uno o due voucher servono per “coprire” un’intera giornata di lavoro, evitando controlli e pertanto favorendo, non ostacolando, il pagamento in nero.

La Cgil ha una proposta chiara contenuta nella Carta dei Diritti Universali del Lavoro: il lavoro occasionale va normato con uno strumento di natura contrattuale che assicuri pienezza contributiva, previdenziale e assicurativa. Proposta expressa attraverso il Capo V della Carta dei Diritti Universali del Lavoro, articoli 80 e 81, sul Lavoro subordinato occasionale.

 

SECONDO QUESITO (REINTRODUZIONE DELLA RESPONSABILITÀ SOLIDALE NEGLI APPALTI)

Il secondo quesito referendario proposto dalla Cgil mira a reintrodurre la responsabilità solidale negli appalti.

Per responsabilità solidale negli appalti si intende quel meccanismo per cui il committente, è obbligato in solido con l’appaltatore e con i subappaltatori, se ci sono, a corrispondere ai dipendenti delle ditte di appalto o subappalto i trattamenti retributivi e tutte le altre spettanze (Tfr, contributi previdenziali, ecc.).

L’obbligazione è in solido, secondo il linguaggio giuridico, quando più debitori sono obbligati tutti per la medesima prestazione, in modo che ciascuno può essere costretto all’adempimento per la totalità della prestazione.

Con un esempio potremmo dire che il dipendente di una ditta d’appalto che opera nella logistica di un mobilificio (consegnando e montando i mobili del committente) nel caso in cui a fine mese non riceva lo stipendio potrà rivalersi non soltanto nei confronti del proprio datore di lavoro, la ditta d’appalto, ma anche del committente, il mobilificio. Aumentano, così, le garanzie e le tutele del lavoratore.

Più è ramificato il sistema di appalti e subappalti, più è bassa, di norma, la qualità delle imprese. Il risultato è che spesso i diritti dei lavoratori non sono garantiti e, sempre più spesso, le imprese falliscono eclissandosi.

Attualmente, a causa di leggi approvate in questi anni non possono l’impresa madre, vede ridotta la sua responsabilità.

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